E’ in via di progressivo rafforzamento nelle esperienze internazionali e comunitarie l’introduzione di determinati criteri sociali negli appalti pubblici. E’ prevedibile che questa tendenza si rafforzi nel prossimo futuro per la crescente sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle Pubbliche Amministrazioni sugli effetti perversi che il mancato rispetto di regole e controlli sulle condizioni sociali con cui si svolgono le attività produttive provoca sia sulla qualità della vita e la dignità delle persone, che sul mercato.
A livello nazionale, il piano d’azione sul GPP, coerentemente con gli indirizzi europei, richiama i tre aspetti della sostenibilità, accogliendo l’obiettivo di tutela sociale.
In tale prospettiva gli uffici, riprendendo alcune esperienze internazionali e comunitarie (Svezia, Olanda, Francia, Norvegia, USA), stanno sviluppando un approccio basato su un “dialogo strutturato” fra amministrazioni aggiudicatrici e fornitori aggiudicatari, con l’obiettivo di costruire un sistema conoscitivo trasparente dell’intera catena di fornitura, permettendo così di verificare che siano effettivamente rispettati i diritti umani fondamentali e gli standard minimi relativi alle condizioni di lavoro riconosciuti a livello internazionale (le otto convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro - ILO, la dichiarazione dei diritti umani, ecc.).
Su questa impostazione sono stati già attivati i primi confronti con le parti interessate e si arriverà ad un seminario di approfondimento nel prossimo autunno. Il documento di lavoro sarà a breve scaricabile da questo sito per favorire un più ampio confronto.
Si auspica che il percorso intrapreso possa utilmente consolidarsi, poiché l’applicazione diffusa di pratiche di Sustainable Public Procurement è strumento utile a contrastare: